Chi arriva a Santu Lussurgiu si accorge presto che il paesaggio ha qualcosa di diverso rispetto all'immagine più comune della Sardegna. Qui il protagonista non è il mare ma un antico vulcano, il Montiferru, oggi coperto di boschi e attraversato da molti corsi d'acqua. Conoscere la sua storia aiuta a guardare in modo nuovo le rocce, le sorgenti e gli alberi che incontrerete durante il soggiorno.
Un vulcano spento da milioni di anni
Il Montiferru è il più grande complesso vulcanico della Sardegna. Le sue colate di lava, risalenti a milioni di anni fa, hanno disegnato le falesie di basalto della costa occidentale e gli altipiani a est, compreso quello di Abbasanta. Il tempo e l'erosione hanno poi abbassato il rilievo, che oggi arriva a circa 1.050 metri con Monte Urtigu.
Lo stesso Santu Lussurgiu sorge dentro un anfiteatro di origine vulcanica, e la pietra del paese racconta questa storia: le case del centro sono in basalto e tufo. Un dettaglio curioso sono le fonoliti, chiamate localmente perdas sonadoras, cioè "pietre che suonano", perché risuonano quando ci si cammina sopra. Si trovano dalle parti di Badde Urbara e di Elighes Uttiosos.
San Leonardo: il paese delle sorgenti
Nel Montiferru le correnti sotterranee tornano in superficie in tante sorgenti. Il luogo che meglio lo racconta è San Leonardo di Siete Fuentes, frazione a quasi 700 metri di quota, a circa 7 km dal B&B.
I documenti più antichi parlano di Ad Septem fontes, e sotto il dominio spagnolo il nome diventò Siete Fuentes. Oggi le fontane non sono più sette, ma le sorgenti continuano ad alimentare ruscelli e piccoli laghetti, mentre un parco ombreggiato di lecci, sughere e olmi secolari circonda la chiesetta romanica di San Leonardo. Il rumore continuo dell'acqua fa parte dell'esperienza. Le fonti regionali descrivono quest'acqua come leggera e salubre. Trovate altri dettagli nella pagina dedicata a San Leonardo di Siete Fuentes.
Sos Molinos: quando l'acqua faceva lavorare
A pochi chilometri dal paese, al confine con Bonarcado, il torrente che scende dal bordo orientale dell'altopiano ha scavato una valle ricca di vegetazione. Qui si trova la Cascata di Sos Molinos, circa 30 metri in cinque salti, l'ultimo dei quali di circa 15 metri. Il nome ricorda il suo passato: la forza dell'acqua azionava mulini in pietra e gualchiere per la lavorazione dei tessuti, e un mulino resta ancora accanto al salto più grande.
L'area è protetta come zona speciale di conservazione, con lecci, querce, ontani e tanto alloro. Ci sono però state segnalazioni di chiusura del sentiero: prima di andare, informatevi sulla percorribilità.
Il bosco: lecci, sughere e castagni
Il leccio è l'albero che domina il Montiferru, ma il bosco è più vario di quanto sembri: accanto ci sono sughere, roverelle, tassi e agrifogli. Attorno a Santu Lussurgiu si aggiungono querce e castagni. Da questi ambienti dipendono animali come cinghiali, gatti selvatici e volpi, mentre i mufloni sono stati reintrodotti in alcune zone e nel cielo si possono avvistare falchi e grifoni.
Tra i luoghi più particolari c'è Elighes Uttiosos, che in sardo vuol dire "lecci gocciolanti": l'acqua sembra uscire dagli alberi stessi. Da qui, o da Badde Urbara, parte l'anello che gira attorno alle cime, percorribile a piedi o in bicicletta.
Un paesaggio da rispettare
Il Montiferru porta ancora i segni del grande incendio che alcune estati fa ha colpito duramente il territorio di Cuglieri, con boschi e oliveti andati in fumo. La ripresa è in corso e le ricerche mostrano che è un processo lungo. Camminare qui significa anche conoscere questa storia, senza pensare che il bosco sia scontato.
Per questo vi chiediamo di seguire poche regole semplici: restate sui sentieri, non lasciate nulla in giro, non accendete fuochi e rispettate i divieti, soprattutto in estate. Chiedete sempre informazioni aggiornate sui percorsi e, se volete un programma per la stagione, leggete la nostra guida alla primavera nel Montiferru o all'autunno.
Il bosco è a pochi passi da qui
Se amate camminare, chiedeteci da dove cominciare per scoprire il Montiferru.